Il nome “Tabita” è di origine biblica, è un nome proprio, e secondo il rapporto storiografico del libro degli Atti (cap. 9) contraddistingue la “tenera” figura di una cristiana della città di Giaffa ( a quei tempi città della Giudea) . Questa donna diventa la protagonista di uno dei primi miracoli nell’ambito cristiano: muore ma ritorna in vita dopo una sentita preghiera dell’apostolo Pietro. Tuttavia a sorprendere la nostra curiosità è il fatto che l’autore del libro degli Atti, l’evangelista Luca, spende pochissime parole per la cronistoria del miracolo in se, mentre si sofferma con dovizia di particolari a tracciare un profilo molto “umano” di Tabita: veniamo a sapere che era dedita al bene in forma del tutto gratuita, con particolare attenzione alle vedove cui cuciva le vesti, operazione all’epoca non facile ed anche dispendiosa.
Ecco forse perché, con vena molto poetica, Luca si affretta a ricordare che Tabita (il nome in greco) significa Gazzella, per sottolineare l’evidente atteggiamento “delicato e grazioso” con cui questa donna si rapportava. Tabita aveva compreso in modo pieno che il “soccorso”dell’altro passa attraverso l’impegno personale, che non cerca motivazioni ed emulazioni particolari. Segnatamente in ambito cristiano ogni “diaconia” ( servizio) dovrebbe designare la pienezza dell’amore cristiano verso il prossimo…il bisognoso. Il “tu” diventa il soggetto del mio “servire”
L’associazione “Tabita” nasce in ambito Evangelico ma intende rivolgersi a tutti coloro, laici e religiosi, disponibili a fornire il loro sostegno in modo continuativo, nella forma associativa o occasionale, seguendo le differenti esigenze che emergeranno. Dà e chiede collaborazione a tutte le realtà, ecclesiali e non, disponibili a fornire le proprie strutture per un servizio più vicino alle necessità delle persone.